Ciclo 2011 / 2007
Universi Di Supporto Al Mondo



Ciclo 2011 / 2007

 

Universi Di Supporto Al Mondo

 

Lettere alfabetiche dal singolare “Spellinks” di Lucio Cabutti.

 

(F come Fiorini). Fra la professione e la confessione, concepite come moventi impulsivi e propulsivi dell’opera, Rossana Fiorini accentua la ragione sociale della professionalità quando firma di persona la cura e la curatela del progetto. In veste di curatore, infatti, la Fiorini rende più esplicita la propria assunzione di responsabilità nei confronti dell’ideazione e dell’allestimento e della “regia” del lavoro. E in questo ruolo curatoriale testimonia indirettamente anche le analogie e le rispondenze sottili che intercorrono fra l’impegno del curatore e l’ingegno dell’artista. Ma tale atteggiamento è anche ulteriore conferma della funzione catartica assunta per lei dal mettere in opera, e in teatro della messa in opera, una interazione vincente. Nei confronti di una incontrollabilità e di una labilità esistenziali vissute come oscuri fattori di rischio, la razionalizzazione progettuale del prodotto e la sua esecuzione coerente ritrovano nella totalità “multimedia” del linguaggio antiche radici unitarie congiuntamente investite di esorcismo e insieme di cura.

(O come Ordine). Oltre le esternazioni variamente onomatopeiche o mimetiche, sinestesiche o narrative, mitiche o archetipali, che ricorrono e si rincorrono nei suoi giochi delle parti, dei personaggi e dei linguaggi, l’opera “in arte” di Rossana Fiorini focalizza però il proprio significato anche a livelli più strettamente autoreferenziali. Così la giustapposizione cruciale fra l’ordine rigoroso e la casualità insopprimibile interferisce inoltre all’interno della genesi e della determinazione della forma. L’iconografia di gusto tecnologico, il geometrismo cristallino e l’attenzione perfezionistica riservata ai dettagli arginano appena la discontinuità sfuggente, e a volte quasi ossessiva, della indeterminazione esistenziale. Se la stabilità e la continuità “classica” della visione rassicurano nello stesso tempo come tecnica di controllo del lavoro, sarà comunque meglio non dimenticare, in qualche caso, che nello spelling l’iniziale di “ordine” è appunto la stessa di “ossessione”.

(P come Percorsi). In un regesto espositivo già per altre vie altre volte ramificato, Rossana Fiorini organizza la fruibilità della propria opera in termini di una interazione ipertestuale e multimediale ampia, mutevole e articolata. La colloca infatti alla confluenza di riferimenti creativi e culturali altamente diversificati, e la configura, anzi, come stazione centrale di numerosi percorsi alternativi nello spazio come nel tempo storico, e nella struttura del lavoro come nel gioco ininterrotto delle traslazioni, delle metafore e delle sinestesie. Con specifica consonanza nei confronti di questa poetica della fruizione, dunque, la scrittura critica che la riguarda può configurarsi anche a sua volta come un ipertesto, specificandosi attraverso un insieme di capoversi leggibili come altrettanti inizi, e sempre collegabili con ognuno dei capoversi restanti con altrettanta libertà di connessione. Se questi fili del discorso intercambiabili diventano ordito e trama di tessuti ipertestuali fino a reti di itinerari inesauribili, la loro percorribilità di semplici “ipertesture” può rispondere e corrispondere più adeguatamente alla struttura dell’opera dell’artista.

(R come Rossana). Rimane latente e indiretta, nell’opera di Rossana Fiorini, la componente più autobiografica del suo insieme di riferimenti, cioè la chiarificazione dell’esperienza autoreferenziale individuata nel corso del proprio lavoro, inviata innanzitutto da se stessa a se stessa in tempo reale come un messaggio conoscitivo. E da lei ricevuta quindi prima di ogni altro come fruitrice in diretta, prima di giungere in differita e di riflesso, per conoscenza, al pubblico, divenuto destinatario istituzionale della fruizione. Rossana preferisce infatti delegare a rappresentarla metafore più estensive e intense, simboli riemersi ancora una volta da ataviche liturgie immaginali, impressioni più fantasmatiche e aliene. E attraverso questa attrezzatura di ulteriori percorsi alternativi, sposta effettivamente l’attenzione dalla cronaca quotidiana alla sua metamorfosi nella creatività dell’arte, dove la traslazione delle memorie private le trasforma in reliquie operanti di una sottile mitologia personale.

(V come Vocabolario). Verificare nell’ipertesto del vocabolario il significato di un termine attraverso la consultazione di altri termini è come verificare nelle installazioni di Rossana Fiorini un significato attraverso la interazione con altri significati dello stesso lavoro. La sua opera costituisce infatti un ricercato e multimediale e multimediatico ipertesto, aperto come tale a inesauribili percorsi diversi di lettura e di gratificazione. L’ambiguità congenita dell’opera come metafora perpetua e come simbolo profetico-esistenziale proiettabile nel futuro, del resto, coincide il più delle volte con questa fluidissima capacità della rete ipertestuale di immergersi negli abissi dell’inconscio e di riportarne alla luce le proposizioni vitali. Il vocabolario dell’anima dell’artista ha un collaudato spiegamento terminologico su cui puntare come su tarocchi vincenti.

(X come Xenobiosi). “Xenodocio” si chiamava, nel medioevo, l’edificio idoneo a ospitare forestieri e pellegrini. L’opera di Rossana Fiorini risulta predisposta anche a recepire e a comprendere ciò che le proviene da fuori, per quanto straniero e altro da sé possa dimostrarsi. E si atteggia, anzi, essa stessa un poco a straniera e a pellegrina di fronte a un mondo inquinato dalla possessione di un presente encefalograficamente appiattito, senza passato né futuro, nell’enfasi massificata dell’attualità. Più dello xenodochio, però, con uno slittamento dall’architettura sociale e religiosa alla biologia, può costituire una chiave di accesso il concetto di xenobiosi, la convivenza di organismi diversi nello stesso rifugio o nello stesso nido. Come xenobi o xenobionti, organismi vegetali o animali insediati eccezionalmente in un ambiente diverso dal proprio e quindi per loro estraneo, ad opera dell’artista i più diversi significati e le più eterogenee componenti disciplinari convivono e si moltiplicano straordinariamente nella nicchia ipermediale dell’arte.

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