Ciclo 2007 / 1998
Narrazioni Analogie Contaminazioni



Ciclo 2007 / 1998
Narrazioni Analogie Contaminazioni

 

Da catalogo: Lorenzo Arruga, 2001.

 

[…] Scultura e musica. Un pianista inghiottito da un’installazione, diventato monumento e gesto, al centro di un allestimento che l’avvolge, abbarbicato alle strutture ma libero ed eloquente. E musica di crepitii e gorgoglii, lungo tre secoli. Natura e arte. Paese e universo. […] C’è una ragione per comprendere un pianoforte e fogli da musica in un allestimento “figurativo”. Perché la visione di Rossana Fiorini, che a parole assomma estetiche e teorie, idealismi e progettualità, non è quella di un’ intellettuale che mette insieme le cose. E’ piuttosto il gesto concreto d’una visionaria: i sensi c’entrano più della dottrina, l’istinto più delle intenzioni. La sua attività di scultrice e performer è una successione di gesti in prima persona, con l’umiltà di dare a chi è presente percorsi per immaginare, per accogliere: la musica, in questo caso; e più che mai. Per Rossana Fiorini, una foglia che la natura fa librare o un foglio scritto che avremmo voglia di far volare per estro o gratitudine sono cose vicine fra loro. Lo spazio del suono è una realtà concreta, come un oggetto, come un ambiente. Non c’è nulla di forzato, non ci sono conti fatti tornare. Il fuoco e l’acqua sono antiche parole che in due civiltà legate dallo stesso mare possono venire pronunciate con un’intesa di memorie in assoluta libertà.

Da catalogo: Renato Barilli, 2001.

 

Per dirla in formula, il lavoro di Rossana Fiorini si colloca in bilico tra hardware e software, dove, tra i termini della coppia dialettica, è indefinibile se la direzione di marcia sia a favore del primo o del secondo. Del resto, una formula del genere regola, ancor prima dell’attività della nostra artista, l’intero ambito cui essa, da anni, si ispira: la musica. Non si dà forse alcun altro campo in cui si possa riscontrare in misura più vistosa un contrasto del genere. La musica, come prodotto finale, si libra nel più bell’effetto soft, vale a dire, fluido, immateriale etereo, che si possa dare su questa terra, eppure, a produrla, occorre l’intervento di strumenti non di rado pesanti e ingombranti, al pari di ogni altro meccanismo di cui si valga la tecnologia. […] Che ci sia bisogno di ricorrere, dunque, a un momento di corposa strumentalità, di consistente ingombro fisico, la Fiorini lo sa bene; ingombro su cui, magari, tentano di rimbalzare gli stessi aspetti sinuosi e ondulati che sono propri del fenomeno acustico, una volta liberato, i quali però devono fare i conti col momento della pesantezza e della gravità. Ecco così che una tastiera ci appare all’improvviso incurvata, nel tentativo di farsi flessa, come se i tasti stessi divenissero componibili di un puzzle per giganti, corpi cilindrici per chissà quale impiantistica di nuovo conio. Oppure, sì, questi inediti strumenti musicali tentano di conservare un qualche grado di leggerezza, di mostrarsi tramati di vuoto, ma lo possono fare solo affidandosi a delle sorte di griglie metalliche. […] E anche se guardiamo il gruppo plastico realizzato per l’operazione col Teatro La Fenice, anche qui la nota dominante sta nel tentativo di materializzare il flusso sonoro che si leva dal pianoforte: dargli concretezza, tangibilità, ma nello stesso tempo salvaguardarne il carattere aereo, come riesce a fare quell’intreccio di fibre sintetiche colorate a mano, trasparente ma pur sempre presente, come un filtro tenace, come una rete da cui il suono stesso non riesce a liberarsi del tutto. E così pure l’elemento acqueo, anch’esso presente, è d’altra parte incanalato entro un circuito obbligato, che non gli consente di disperdersi senza controllo. E anche quando il liquido tenta di ridursi al minimo, di sciogliersi attraverso l’unità minimale della goccia, come gli è consentito per legge di natura, ebbene anche in questo caso la regia dell’artista è pronta a imporre una solidificazione, e così le gocce vengono fuse in puro cristallo di Murano, trasparente ma pur sempre bloccato, irrigidito in una consistenza fissa. Il suono, insomma, nelle installazioni della Fiorini, risale la corrente da cui è sceso, come fanno i salmoni quando vanno a deporre le uova a monte dei torrenti. Appunto, dall’etereo al solido, dal software all'hardware.

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