Ciclo 1990 / 1986
Cieli Finiti Cieli Infiniti



Ciclo 1990 / 1986
Cieli Finiti Cieli Infiniti

 

Da catalogo: Anna D’Elia, 1989.

 

Affacciarsi sulla soglia del visibile, per svelare l’invisibile, ma le finestre sono oscurate e l’altrove dell’esistenza resta chiuso, inconsumato. Rossana Fiorini riciclando materiali d’ogni tipo, ricostruisce brandelli di vita, segni poetici densi di appelli e richiami. Simboliche le grate e le serrande che impediscono ogni visione, negando prospettive. Le catene pendenti accentuano il grido, ma l’urlo non esplode. Prigioniero anch’esso si affida ai materiali asettici dei prefabbricati: laminati, mattonelle, poliuretani. Il mondo dell’anonimo e dello standard risucchia ogni espressione autentica. Unica traccia di fuga dalle prigioni è quella lasciata da un filo colorato, che si dipana, lungo un sentiero di spilli, in un intrico di muffe, erodendo barriere. Come per sortilegio, il sapere femminile evoca le differenze mettendo radici nei mondi del probabile e della fantasia, anche e soprattutto dove è impossibile ogni radicamento. "Ricordando come da un pozzo...", nasce "l’alba sulla città perduta": da un fondale asettico, prende corpo un'immagine sfocata, è Piazza Duomo, a Milano. L’artista guarda alla sua città, come da un oblò. Il luogo appare lontano, non appena la visione affiora alla coscienza, il ricordo è rimosso. La fotografia sgranata è risucchiata nel mare plastificato che la circonda. Invano i fili colorati lasciano tracce sul pavimento, invano segnano confini. E’ una ricerca dominata da forti presenze autobiografiche, sia pur trasfigurate dal gusto dell’assemblaggio e del piacere intenso della materia. Allieva di Alik Cavaliere, all’Accademia di Brera, Rossana Fiorini fa tesoro di quella lezione, mettendo in tensione elementi eterogenei, dal cui contrasto scattano ipotesi imprevedibili, realtà inquietanti. Il recupero intimistico - lontano dai gesti eclatanti del new dada o della Pop Art - si affida ad una ragione progettuale, che esibisce logiche costruttive. E’ come orientarsi nel labirinti della psiche, con in mano un filo, quello di Arianna. […]

Da catalogo: Antonio Gasbarrini, 1990.

 

[…] Veniamo a quel sottile gioco di allusioni semantiche riscaldate da un lirismo appena sussurrato negli arditi accostamenti di materiali poveri e industriali, appartenenti indifferentemente alla sfera della manualità artigiana e della progettazione computerizzata. Ed è la stessa fragilità della ali di farfalla a connotare i piccoli moti, i leggeri trasalimenti, i dolci incantesimi degli eterei oggetti della Fiorini sospesi tra la realtà del loro originale essere ed il sogno di una possibile, ultronea sublimazione. Nei lavori ascrivibili temporalmente al ciclo “Cieli infiniti Cieli finiti”, la caratura simbolica e l’abbondanza di finestre sprangate e soglie mai varcate, di interni intuiti ed esterni agognati; dei piccoli strumenti di tortura dell’eversione-evasione poetica (penne e pennelli); di soffici muri di gomma e di polistirolo dai colori araldici sfumati; di sdrammatizzati cataclismi dell’anima (“Colazione a due: fra me e il demonio”), accentuano nella loro policroma, luministica e mediterranea sintesi tridimensionale, la teatralizzazione, la recitazione muta dell’opera. S’avverte qui la stessa tensione dell’attesa e dell’epifania, dell’evento e dell’accadimento, di possibili aperture ludiche e catartiche ad una tragedia risolvibile, senza traumi, in commedia. […]

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